Come fare recruiting al tempo di LinkedIn

I consigli di una Official LinkedIn Emea Talent Solutions Partner

Ad aprile 2016 tutti i domini iscritti alla campagna “Senza nome resta un sogno” e selezionati come Domini del Mese avranno la possibilità di partecipare al nostro corso di Digital Marketing, organizzato presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa.

Nei due giorni del corso, quattro esperti del settore metteranno a disposizione le loro competenze per aiutare piccoli e medi imprenditori a prendere confidenza con gli strumenti digitali e a muoversi in rete.

Andiamo a conoscerli uno per uno, per capire meglio chi sono e di cosa si occupano.

La prima è Francesca Parviero, che ci aiuterà a capire meglio come è cambiata la gestione delle risorse umane nell’era digitale.

A lei la parola!

Chi è Francesca Parviero?

Una professionista di 38 anni in costante evoluzione che ha costruito in questi anni un ruolo da consulente ibrido al crocevia fra le tematiche afferenti il mondo delle Risorse Umane e il mondo digitale. Le chiamo Digital HR e Personal Branding. Per anni sono stata in azienda, in diversi ruoli nella funzione HR, in aziende multinazionali e non. Nel 2010 mi è scattato il click della creazione d’azienda e della libera professione. Nel 2012 con il mio progetto LinkBeat sono diventata la prima Official LinkedIn Emea Talent Solutions Partner.

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E cosa fa esattamente una Official LinkedIn Talent Solutions Partner?

Il titolo si riferisce di base ad una relazione commerciale con LinkedIn, che però poi ogni partner ha personalizzato con diverse sfumature, quindi io posso parlare di quello che è il mio rapporto con LinkedIn. Negli anni abbiamo chiuso insieme delle trattative commerciali verso clienti comuni, certo, ma non si è trattato solo di quello. Sono entrata in empatia col gruppo che stimo molto e abbiamo realizzato insieme alcuni interventi durante loro eventi (rivolti a prospect e clienti) ed eventi terzi (come la Social Media Week di Milano e Roma). Ho collaborato inoltre al lancio di alcune iniziative a livello locale in collaborazione con le loro PR: dalla presentazione della loro ricerca sul mondo del lavoro e le donne, alla iniziativa “Bring in Your Parents” con cui aprono le porte dell’azienda ai genitori dei collaboratori (su Twitter lo trovate con #BIYP) sino alla presentazione alla stampa dei loro straordinari uffici.

Hai fondato The HR Jungle: il digital ha infittito o semplificato la giungla delle risorse umane?

Si è trattata della mia prima società, quella creata con altre due straordinarie donne e da cui poi ho creato il progetto LinkBeat nel 2012. È proprio da lì però, dal 2010, che nel pensare servizi innovativi per le Risorse Umane io mi sono dedicata specificatamente alle Digital HR. Tanto studio e un po’ di creatività applicata ad un tema che stava nascendo.

Il digital come ha modificato il processo di selezione delle risorse umane?

In realtà è il processo di ricerca in primis che è stato rivoluzionato, prima che la selezione. C’è una rivoluzione che impatta le risorse umane ed economiche che vengono messe in gioco. Ciò che prima veniva fatto prevalentemente grazie al servizio di agenzie di recruiting in outsourcing (il processo di ricerca si è man mano esternalizzato) oggi viene ottimizzato grazie all’uso diretto delle aziende di piattaforme come LinkedIn (che usano moltissimo anche le stesse agenzie di ricerca e selezione). Vero è che molti anche per buona parte dell’iter di selezione si avvalgono di piattaforme digitali, per ottimizzare spostamenti e tempi nei primi colloqui conoscitivi.

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Nel processo di digital recruiting ha ancora senso l’autocandidatura?

Certo che ha senso, anche se non è sempre la strada vincente. Bisogna puntare sul “farsi trovare” ed è per questo che parlo tanto di personal branding. I candidati passivi sono quelli che sono su LinkedIn ma vengono cercati dagli headhunter o dall’azienda, quelli attivi sono quelli che si candidano. Se hai individuato una buona opportunità e ti vuoi candidare è giusto che tu lo faccia, però ricorda di fare di tutto per non perdere l’opportunità, il che vuol dire: fatti trovare con un cv e un profilo LinkedIn impeccabili e scrivi una buona introduzione per far capire al referente che riceve la tua offerta di quale opportunità si sta parlando. Cosa puoi fare tu per lui/lei? Che problemi saresti in grado di risolvere se ti scegliessero per la posizione aperta?

Per una piccola o media impresa è fondamentale avere un profilo Linkedin?

Assolutamente sì, non si tratta solo di temi che afferiscono alla funzione Risorse Umane – ne parlo approfonditamente nel mio libro in uscita il 26/11 per Apogeo Feltrinelli “LinkedIn per aziende e professionisti” – ma riguarda le opportunità di rete ai fini del marketing e delle vendite (si parla di social selling).

Quale valore aggiunto può dare uno strumento come Linkedin a una piccola impresa artigianale?

L’opportunità di farsi trovare da chi cerca un servizio locale come quello offerto dalla impresa in questione. Oltre alla credibilità che si guadagna puntando sulla presenza online delle proprie risorse, in veste di brand ambassador.

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Su quali aspetti deve puntare una piccola o media impresa per differenziare il proprio brand nel mare magnum del web?

Non c’è una ricetta valida per tutti e bisogna sempre partire da quali siano gli obiettivi di ciascuna impresa. Io punterei sulla condivisione del proprio valore che parte sempre dal valore del collettivo di persone che lavorano per fare in modo che i servizi e i prodotti che offrono al mercato siano all’altezza delle esigenze dei clienti.

Molte imprese oscurano i social ai propri dipendenti: la ritieni una strategia corretta? Quale potrebbe essere l’alternativa?

In realtà è una mancata strategia e ci leggo una grande cecità imprenditoriale. L’alternativa è sensibilizzare la forza lavoro ad un corretto utilizzo, offrire formazione affinché non si incappi nei rischi che le aziende vogliono rifuggire. Un conto è il timore della fuga di informazioni e della protezione dei dispositivi aziendali (legittime entrambe) ma se ancora crediamo alla storiella che inibendo i sistemi aziendali evito che le persone usino i social in orario di ufficio forse la cecità non è solo imprenditoriale: tutti hanno uno smartphone oggi e fanno ciò che vogliono, sempre.

Cinque mosse fondamentali e altrettanti errori da evitare per una PMI che apre il proprio profilo Linkedin.

La lettura è duplice!

  1. Creare una pagina aziendale per l’azienda e NON un profilo personale
  2. Formare chi deve gestire la pagina all’uso di LinkedIn e/o avvalersi di un supporto di un esperto
  3. Creare consapevolezza tra i responsabili in azienda di quanto sia importante la loro social reputation a partire da ciò che possono influenzare (eticamente): il loro profilo LinkedIn
  4. Formare i collaboratori all’utilizzo consapevole dei social network e coinvolgerli ove necessario e possibile in campagna aziendali
  5. Leggere qualche libro sull’argomento:
    • Teniamoci in contatto, Hoffman e Casnocha, EGEA 2012
    • L’alleanza, Hoffman e Casnocha, EGEA 2014
    • LinkedIn per aziende e professionisti, Napolitano e Parviero, Apogeo Feltrinelli 2015

 

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