Qual è il rapporto tra moda e digital?

Arianna Chieli ce lo ha raccontato live su Periscope

In occasione della nostra sesta intervista su Periscope abbiamo scelto Arianna Chieli, giornalista ed esperta di moda e beauty, che attualmente cura anche progetti di storytelling digitale. Con Arianna abbiamo indagato il legame che esiste oggi tra il mondo del fashion e il web e sfatato il mito che il brand fornisce il prodotto e il blogger ne parla.

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Non è solo una questione di pubblicità secondo Arianna: quando una blogger parla di un prodotto deve raccontare una storia, e quindi deve iniziare con il brand un percorso speciale, sposando solo i valori in cui crede veramente. È questa la chiave per essere credibili.

Vi raccontiamo cosa ci siamo detti, iniziando dal principio, ossia rispondendo alla domanda “cosa bisogna fare per aprire un fashion blog?”.

Buona visione e buona lettura!

Partendo dalla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole diventare fashion blogger?

Il mio primo consiglio è di avere qualcosa da dire, altrimenti è inutile aprire un blog. Importante, poi, è farlo con una certa cadenza regolare: se abitui i tuoi lettori a trovare contenuti online il mercoledì, dovrai continuare a farlo. Altro consiglio: bisogna distinguersi. Come? Cercando di postare contenuti interessanti e utili, che siano “sharabili” e che diano valore aggiunto a chi sta leggendo. Infine, proprio perché in tanti oggi aprono il proprio blog, è fondamentale cercare una nicchia su cui puntare.

Ci vogliono pochi secondi per aprire un blog?

Sì, ci vogliono pochi secondi per aprirlo, acquistando un dominio e impostando il proprio tema. Quello che necessita di tempo è il lavoro costante per portare avanti cioè che si è iniziato. Se si vuole trasformare questa passione in un lavoro ci vuole dell’impegno, e magari anche l’aiuto di altre persone che si occupino in maniera professionale delle foto, della SEO, o della grafica.

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Nel mondo della moda, considerando il valore del made in Italy, quanto è importante presentarsi con un .it?

È importante presentarsi con un dominio proprietario che trasmetta l’idea di professionalità e il .it funziona, vista l’importanza dell’Italia nel mondo della moda. Per fare un esempio, se si decide di usare “stellinavagabonda.blogspot.it” si darà l’impressione di non avere avuto il tempo per comprare un dominio e quindi di non avere il tempo da dedicare al progetto. Magari è solo un’impressione, ma sappiamo che la prima è quella che conta.

Una fashion blogger come conquista la credibilità del pubblico e dei brand?

Con il duro lavoro! Non conosco altre strade. Questo significa pubblicare contenuti di qualità, usando la grammatica italiana nella sua totalità e in modo giusto, così che chi leggerà avrà piacere a continuare la lettura. Se si scrive in un’altra lingua consiglio di non usare mai solo Google Traduttore. Nel campo della moda le immagini sono fondamentali, e le foto “brutte” o fatte da sole non sempre premiano. La credibilità del brand la si conquista, poi, lavorando con puntualità: pubblicando all’orario richiesto, in linea con quello che è stato accordato, inviando report dell’attività svolta e presentandosi con un media kit, quindi come un professionista.

Per un brand di nicchia puntare sui fashion blogger può essere più efficace della pubblicità tradizionale? Può sostituirla?

Qui il discorso è ampio perché per un brand di nicchia puntare su un fashion blogger costerà sicuramente meno che investire in pubblicità tradizionale. Anche se “fashion blogger” si riferisce ad una vastità di ruoli: è necessario prima di tutto individuare il target giusto a cui rivolgersi e poi cercare il blogger più adatto che veicoli il messaggio.

Per una fashion blogger come te è importante avere un dominio con il proprio nome?

È importante, anche se non sono così sicura che “nomecognome.it” sia il dominio più giusto, a meno che non sia una persona già nota a sceglierlo. Quando ho aperto il mio dominio ho scelto nome e cognome perché volevo raccontare chi ero e cosa facevo, nel luogo in cui scrivevo tutto ciò che non avrei potuto scrivere altrove. Oggi è diventato una finestra che racconta il mio lavoro di digital strategist. Il mio blog Fashioblabla, invece, è figlio di un momento in cui era di moda dare un nome particolare ai blog, e l’ho scelto perché mi piaceva il suono caldo e freddo dei due nomi: fashion è un termine più istituzionale, blabla è la morbidezza di una chiacchiera. Volevo, infatti, che si capisse subito che in questo spazio si parlasse di moda in maniera leggera. Per un fashion blog quindi non sono sicura che “nome e cognome” sia la scelta più giusta. Ragionate anche sul fatto che una volta scelto, per questione di indicizzazione, conviene non cambiarlo.

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Come si è modificato il ruolo del fashion blog con la crescita dei social media?

Si è amplificato. È impensabile oggi non presidiare i social media perché sono la cassa di risonanza di quello che scrivi sul blog. Chiaramente bisogna anche capire come usarli: non si può pensare di scrivere le stesse cose su tutti i social, ma è necessario adattare il proprio messaggio alla grammatica di ogni piattaforma. Ciò nonostante avere un blog continua ad essere fondamentale, perché se domani una qualsiasi piattaforma dovesse chiudere i tuoi contenuti andranno persi. Questo non potrebbe accadere con un blog proprietario.

La meccanica “brand fornisce il prodotto – blogger ne parla” è più efficace dell’advertising tradizionale?

L’advertising tradizionale funziona sui grandi mezzi, per cui se un brand ha il budget per investire in tv, ben venga. “Brand fornisce il prodotto – blogger ne parla” è una logica che non funziona più a meno che non sia un progetto concordato con alla base uno storytelling. Io personalmente quando ricevo campioncini da brand che non mi hanno mai contattata prima spiegandomi la loro storia, non pubblico nulla. Quello che mi piace fare è creare un percorso con il brand.

Come si crea un contenuto importante e notiziabile per un blog?

Un contenuto notiziabile deve obbedire a determinate regole: deve essere utile, piacevole, fatto bene e scritto in ottica SEO, altrimenti Google non lo indicizzerà.

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Io piccolo imprenditore ho il prodotto d’eccellenza, ma non ho i contatti: mi serve a un’agenzia o posso arrivare da solo a contattare un blogger che parli di me?

È meglio ricorrere ad un professionista, a meno che non si abbia un sacco di tempo per crearsi una competenza specifica per non rischiare di sbagliare la scelta del blogger, perché quando si fanno dei progetti speciali è fondamentale trovare quello giusto.

Perché per un designer non sono più sufficienti competenze e manualità ma serve anche sfruttare la rete per affermarsi?

Perché viviamo in un mondo globale e le informazioni le cerchiamo in rete, quindi se non sei online è come se non esistessi.

Piccoli e micro brand che puntano su filiera corta, artigianalità ed eccellenza come possono farsi notare da fashion blogger di alto livello?

Io credo che la cosa migliore e più spontanea sia mandare una mail raccontando il proprio progetto, spiegando che si tratta di una piccola realtà senza budget per ricorrere a mezzi pubblicitari tradizionali, e facendo capire al blogger come la collaborazione potrebbe interessarlo. Molto spesso è più facile di quello che si pensa!

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Come suggerisci di combattere il problema dei fake follower su Instagram?

Questo è un grosso problema, con cui Instagram presto dovrà confrontarsi: nel momento in cui io pianifico delle campagne e scelgo i blogger e gli influencer che mi rappresenteranno, ho dei seri problemi a fidarmi delle metriche di Instagram, conscia del fatto che con pochissimo si possono comprare milioni di follower. Per ovviare al problema, i digital strategist più accorti, mettono a confronto le interazioni che ci sono sotto i singoli post e il numero di follower, oppure controllano gli altri profili social della persona che stanno cercando per vedere se il numero di follower sia più o meno corrispondente, perché si fa fatica a credere che la stessa persona abbia su Instagram milioni di follower e su Twitter no.

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