I consigli di Paola Sucato: il food blog tra passione e lavoro

Una riflessione sull’ecosistema digitale e sui temi che riguardano l’alimentazione

All’interno della campagna Senza nome resta un sogno, dedicata a tutte le realtà con il .it che hanno voglia di raccontarsi, ci siamo confrontati con la food blogger Paola Sucato, dando inizio a una serie di interviste che vi accompagneranno tutti i mesi.

A maggio, con l’inizio di Expo Milano, il focus non poteva non essere il food!

Così abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di chi tutti i giorni parla di cibo nel web e di questo ha fatto un lavoro, per offrire degli spunti di riflessione a tutti coloro che si avviano alla professione di blogger.

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Dopo averci svelato com’è nata la passione tra i fornelli e come ha iniziato a scrivere sul suo “Blog di ci_polla”, la conversazione si è focalizzata sull’ecosistema digitale e sui temi che riguardano l’alimentazione: come si sta evolvendo il racconto nel web e com’è cambiato il modo di parlare di cibo. In questo senso, Paola parla di recupero più che di innovazione: grazie a un sottile parallelismo con le feste di paese che tutti ricordiamo, ridimensiona la portata del web spiegando come si tratti solo di uno spostamento di luogo, non di contenuto.

Buona lettura!

 

Quando hai scoperto internet per la prima volta?

L’ho scoperto grazie al padre delle mie figlie, che conoscendo la mia passione per l’astrologia ha iniziato a farmi vedere una serie di programmi tv e successivamente anche internet. Da lì ho iniziato a cercare sul web tutte le cose che mi interessavano: diciamo che prima di comunicare ho imparato a cercare e leggere.

E quando hai unito cucina e internet?

Intorno al 2005/2006 cercavo già delle cose che riguardavano il cibo in rete. Dal 2008 invece ho iniziato a scrivere direttamente di cibo, inizialmente in una piattaforma online di un grosso editore, poi finalmente sul mio dominio: paolasucato.it.

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In ambito food tutti ti conoscono come Ci_Polla: perché hai scelto questo nome? 

Tutto iniziò con “Polla”, ovvero il mio nome Paola storpiato, per indicare da ragazzina quanto fossi poco maliziosa. Poi è stato trasformato affettuosamente in Cipolla e infine, per questioni di registrazione, ho aggiunto l’underscore, poiché non potevo iscrivermi in una community con il nickname per esteso. Così sarebbe stato comunque comprensibile e amabile da Google. 

Com’è nata l’idea di diventare una food blogger?

Non è stata una mia idea! E’ venuta a uno dei miei primi capi dell’era digitale, che oltre a venire spesso a mangiare da me, sapeva bene che nella vita parlavo anche con i sassi. Mi convinse quindi a scrivere di me, della mia vita e delle mie ricette, come facevo da ragazzina sul mio diario. Ho così riscoperto il piacere per la scrittura, anche se certamente i contenuti con gli anni cambiano, ed oggi variano anche a seconda dei luoghi in cui scrivo.

Perché nella scelta del dominio invece hai messo nome e cognome? 

Sono per la totale trasparenza e voglio che le persone sappiano chi sono e come mi chiamo: per questo ho scelto il mio nome e cognome per esteso quando ho deciso di aprire un dominio. Ovviamente, questo riporta anche al carattere di autenticità che voglio caratterizzi il mio sito.

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La tua passione per il cibo è diventata parte integrante della tua vita. Lo consideri più un hobby o un lavoro?

Sono stata molto fortunata: mi sono sempre trovata lavori che mi piacessero tantissimo, permettendomi di lavorare con molto entusiasmo. Per questo, i confini tra passione e lavoro per me sono molto labili. In più ho cercato quanto più possibile di dare valore a tutto che ho fatto, anche dal punto di vista economico, in modo trasparente e giusto.

Come è cambiato il concetto di alimentazione con l’avvento del digitale?

È cambiato nel senso che è tornato lo spirito di condivisione. Pensate alle feste di paese, che erano e sono tutt’oggi un momento di condivisione. Con il digitale questo lo spirito che caratterizzava quelle feste, quei momenti, si è ricreato. Né noi né il digitale stiamo inventando nulla di nuovo: stanno solo cambiando i luoghi dove accadono le cose. Non c’è innovazione in questo, parlerei più di recupero.

Come pensi che evolverà il racconto del food nel mondo digitale?

Penso che si mescoleranno molto gli strumenti e i contenuti. Sono dell’idea che scrivere in un proprio luogo sotto un proprio dominio sia importante ma anche tutto quello che arriverà dalle piattaforme social sarà altrettanto importante. Io per esempio amo molto Steller, che mescola molto i contenuti, e addirittura mi piacerebbe che fossero divisi per categorie così da aggiungerli nel mio blog!

L’accordo commerciale tra EU e USA potrà cambiare qualcosa nel mercato del food?

È una questione complicata perché l’Italia è fatta da piccole e medie imprese. Quindi sì, probabilmente le nuove regole hanno semplificato l’accesso delle grosse aziende e l’hanno complicato alle piccole. Però questo mette in luce un problema nostro culturale: le piccole imprese non fanno oggi abbastanza rete, non hanno potenza e capacità di superare determinate regole. I consorzi, le associazioni, devono funzionare come delle vere grandi aziende e quindi poter vivere le stesse regole bene e semplificate.

 

 

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